Caravaggio a Palermo: storia di un quadro che (non) si può vedere

Caravaggio a Palermo

La foto in alto ritrae un particolare della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi. Opera di un maestro indiscusso della pittura italiana, quel controverso Michelangelo Merisi da Caravaggio che ha lasciato traccia del suo genio anche a Palermo. Il quadro nella foto non lo potete vedere più. O forse sì.

“Ne la natività ritrovato ho lo meo verde, lo meo bel rutilante verde”. Nel suo libro Il colore del sole, il maestro Camilleri fa pronunciare queste parole a Caravaggio. Che aveva ritrovato, anche se per poco tempo, un barlume di tranquillità durante il suo soggiorno palermitano.

E dipinse la Natività nei giorni trascorsi a Palermo. Il soggetto della tela è la nascita di Cristo. Il tema è raccontato secondo gli stilemi cari al Merisi: le figure del quadro sono vere, pervase di un senso di realismo a tratti brutale. Del resto, i santi e le Madonne del Caravaggio hanno sempre avuto le fattezze dei poveri e degli emarginati. Che lui aveva avuto modo di conoscere durante il suo costante peregrinare.

La tela, presumibilmente, fu realizzata tra il 1600 e il 1609. Forse a Roma, forse a Palermo. La Natività fu poi collocata nell’oratorio di San Lorenzo a Palermo, sull’altare maggiore. Dove rimase fino alla notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969.

Quando fu rubata. Ancora non vi è certezza su chi siano gli autori del furto. Non si sa nemmeno che fine abbia fatto la tela. Un’opera del genere era difficile da “piazzare”. Si teme che la Natività sia stata nascosta in una stalla fuori città. Dove fu rosicchiata da topi e maiali. E i resti bruciati.

Il danno dal punto di vista artistico è incalcolabile. Ma la città di Palermo non ha voluto rinunciare del tutto a questo grande tesoro lasciatogli dal Caravaggio. Sull’altare maggiore dell’oratorio di San Lorenzo campeggia una fedele riproduzione che vi permetterà di ammirare la Natività in tutto il suo realistico splendore.

 

Fonte immagine: “Nativita con i santi Francesco e Lorenzo”. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikipedia