Le cinque fontane di Messina: viaggio tra storia e leggenda

fontane di MessinaGli itinerari turisti per scoprire Messina sono tanti. Ma ce n’è uno in particolare che racconta non soltanto la storia ma anche le leggende legate alla città sullo Stretto. Un itinerario in cinque tappe per ammirare le cinque fontane di Messina.

Fontana di Orione – Immancabile tappa di qualsiasi itinerario per vedere Messina in un giorno. È una fontana monumentale che sorge in piazza Duomo, di fronte alla Cattedrale: la sua struttura è piramidale, e in alto c’è Orione con il suo fido cane Sirio. Una delle fontane più importanti di Messina, e del resto la leggenda di Orione è strettamente legata alla mitologia della città.

Fontana di Nettuno – Rappresenta il dio Nettuno che, calmo e invincibile, brandisce il suo tridente. Ai suoi piedi ci sono Scilla e Cariddi, i due mostri che abitavano nello Stretto. Originariamente la statua si trovava di fronte alla Palazzata sulle banchine del porto, con le spalle rivolte al mare: simboleggiava il dio che appena uscito dalle acque benediceva la città di Messina. Oggi la statua si trova più a nord, rivolta verso il mare, come per benedire i naviganti.

Fontana Falconieri – Si trova in cima alla salita di via Sant’Agostino, in piazza Basicò. E la fontana, con il basamento e i due gradoni ottagonali, riprende le forme della piazza. È composta da una serie di vasche disposte su più livelli. Su dei cubi esterni alla vasca principale sono disposti quattro mostri in ghisa con teste di uomo, delfino, grifone e leone.

Fontana Senatoria – In via Consolato del mare, nei pressi del Municipio. La parte principale della fontana è composta da una grande tazza di marmo sostenuta da un piedistallo circolare e culminante con una pigna.

Le Quattro Fontane – Un tempo, nello slargo creato dall’incrocio di via Austria con via Cardines, sorgevano quattro fontane: collocate tra il 1666 e il 1742, erano molto simili tra loro, in stile barocco, nonostante fossero state create da scultori diversi in epoche differenti. Oggi ne sopravvivono soltanto due e sono conservate all’interno del Museo cittadino di Messina.

 

Fonte immagine: Flickr.com/photos/vitomanzari

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