La naiade e la ninfa: Messina, la leggenda di Scilla e Cariddi

Messina leggende: Scilla e CariddiTra la Sicilia e le vicende di Ulisse esiste un legame speciale. Come dimostrano i Faraglioni dei Ciclopi, o la grotta di Polifemo a Milazzo. Legame speciale che arricchisce di fascino e mistero la città di Messina. Dove la leggenda di Scilla e Cariddi è ancora viva.

Vuole il racconto mitologico che fu Poseidone, il dio degli abissi, a staccare con un colpo del suo tridente la Sicilia dalla Penisola. Il culto del dio dei mari è sempre stato molto diffuso a Messina. La tradizione tramanda che un tempo ci fossero tre templi dedicati a Nettuno: uno a capo Peloro, uno presso l’attuale Annunziata dei Catalani, e uno in cima ai monti Peloritani.

Poseidone fu padre di Cariddi, che la mitologia associa in maniera indelebile a Scilla. Cariddi, in principio, era una vorace naiade che un giorno divorò i buoi sacri di Zeus. Il padre degli dèi, per punirla del suo oltraggioso gesto, la colpì con un fulmine e la fece cadere in mare, trasformandola in un mostro che inghiotte e rigetta i flutti.

Scilla invece era una bellissima ninfa. Un giorno si innamorò perdutamente di Glauco, figlio di Poseidone, dio marino metà uomo e metà pesce. La maga Circe, gelosa di Glauco che l’aveva respinta, versò una pozione velenosa nel mare dove Scilla era solita fare il bagno. La ninfa si trasformò in un mostro: al posto delle gambe aveva sei feroci teste di cane, attaccate direttamente al bacino. Per l’orrore, Scilla andò a vivere nella cavità di uno scoglio vicino all’altro di Cariddi.

Messina ancora oggi ricorda la leggenda di questi due mostri marini. Lo fa con una splendida fontana che si trova in piazza Unità d’Italia: eseguita dal Montorsoli nel 1554, rappresenta Nettuno tra Scilla e Cariddi incatenate.

 

Fonte immagine: it.wikipedia.org

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