Gli orti botanici della Sicilia

Gli orti botanici sono luoghi di incredibile bellezza dove è possibile scoprire meraviglie naturali di un territorio, ma anche di luoghi più lontani. Di antica tradizione, gli orti botanici si diffusero in epoca medievale, soprattutto nei monasteri e nelle case di medici speziali, come appezzamenti di terra destinati alla coltivazione di erbe aromatiche e di piante officinali. Successivamente, tra Settecento e Ottocento, divennero dei veri e propri luoghi di studio, legati all’ambiente universitario. In Sicilia si trovano quattro orti botanici ufficialmente riconosciuti, scopriamoli insieme.
Alla scoperta degli orti botanici di Sicilia:

Gli orti botanici di Messina e di Palermo

Nella Sicilia nord-orientale a pochissimi chilometri di distanza da porto di Messina si trova l’Orto Botanico Pietro Castelli dell’Università degli studi di Messina. Inserito all’interno del tessuto urbano, l’orto botanico di Messina prende il nome dal suo fondatore, il medico Pietro Castelli, che nel 1638 ebbe l’idea di creare un “Hortus messanensis”. Chiuso a causa dell’occupazione spagnola nel 1678 venne ricostruito nel 1889 dal botanico e micologo siciliano, Antonino Borzì. Oggi l’orto botanico di Messina è un arboreto di circa un ettaro che al suo interno ospita diverse specie tropicali, una vasta collezione di piante grasse e varie specie di piante carnivore, conservate in una serra specifica. Uno spazio d’eccezione è riservato alla tutela e alla salvaguardia della flora dei Monti Peloritani, flora ad alto rischio d’estinzione. Situato nel capoluogo di regione è invece l’Orto Botanico dell’Università degli Studi di Palermo. Fondato nel 1779 a seguito dell’istituzione della cattedra di Botanica da parte dell’Accademia degli Studi Regi venne successivamente trasferito nell’attuale sede di Piano di Sant’Erasmo poiché gli appezzamenti previsti per l’uso scientifico risultarono insufficienti. Nel corso degli anni l’orto botanico di Palermo è cresciuto sempre più, tanto da arrivare a ricoprire circa 10 ettari di terreno. Attualmente l’orto è suddiviso in diverse sezioni: il settore più antico che segue la classificazione di Linneo, il settore moderno con la classificazione di Engler, il Gymnasium, il Calidarium e il Tepidarium, l’Aquarium e le serre delle succulente e delle felci. In totale ospita ben 120000 specie vegetali e anche una specie animale: i pappagalli della specie Psittacula Krameri fuggiti dalla voliera di Villa Giulia e che si sono riusciti ad ambientarsi perfettamente all’interno dell’habitat dell’orto.

Gli orti botanici di Ragalna e Catania

In Sicilia orientale, nello specifico a Ragalna in provincia di Catania, è possibile visitare l’Orto Botanico di Nuova Gussonea. L’orto che si estende per dieci ettari è inserito all’interno di un contesto naturale suggestivo fatto di crateri vulcanici, foreste di pino laricio e piante spinose montane. L’orto di Ragalna preserva le preserva le specie vegetali dell’Etna ed è suddiviso in aree differenti: la zona in cui si svolgono le attività didattico-divulgative, il vivaio, la zona delle aiuole e le zone a bosco, dove crescono esemplari di Populus tremula, Betula aetnensis, Quercus cerris, Fagus sylvatica, Quercus pubescens, Quercus ilex. Nella vicina Catania, si trova l’Orto dell’Università degli Studi di Catania, con sede in pieno centro in via Etnea. L’orto catanese venne creato nel 1843 dal monaco benedettino Francesco Tornabene Roccaforte. Quasi distrutto dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, è stato portato a nuova vita nel 2008, quando la vecchia struttura della serra andata distrutta è stata ricostruita. L’orto si estende su una superficie di 16 mila mq ed è diviso in due aree: l’hortus generalis (13.000 mq) e l’hortus siculus (3.000 mq). L’ hortus siculus conserva al suo interno una vasta collezione di piante spontanee dell’isola e di rare piante endemiche siciliane. Presenti anche 2000 specie di piante succulente coltivate all’aria aperta che rappresentano una vera e propria attrazione per i visitatori, grazie alle loro forme uniche e originali.

Photo credits:
Foto di Tato Grasso da Wikimedia

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