Pubblicato il 01/09/2015 da Redazione
Attenzione: l’argomento trattato è molto, molto delicato e, come nel caso della vera granita siciliana, rischia di essere foriero di discussioni accese, interminabili e soprattutto annose tra la costa orientale e quella occidentale. Veniamo subito al punto: si dice arancino o arancina?
Più che una disquisizione linguistica si tratta di una vera lotta senza esclusione di colpi tra la Sicilia orientale e quella occidentale. E i capitani delle due squadre, manco a dirlo, sono Palermo da un parte e Catania dall’altra. Perché (e questa cosa tenetela ben presente se tenete al bene della vostra vacanza):
Punto. Nessuna delle due fazioni cederà mai nemmeno di un solo passo. È una questione di principio, talmente antica che ormai nessuno se ne ricorda l’origine ma tutti continuano osticamente a portarla avanti. Adducendo la stessa motivazione ma vista da due punti di vista differenti:
Come se non bastasse, in mezzo ci si mettono pure gli scrittori. Il palermitano Gaetano Basile è un sostenitore dell’arancina. Invece Camilleri, intitolando un suo celebre romanzo Gli arancini di Montalbano, prese posizione fin da subito.
Non prendetela alla leggera, la questione è seria. Tanto che sono stati scomodati insigni linguisti e vetusti quanto autorevoli vocabolari. Come il Traina, il vocabolario siciliano-italiano del 1868, che riporta il termine arancinu.
Questione risolta? Niente di tutto questo: le due Sicilie (orientale e occidentale) sono fermamente arroccate nelle loro posizioni oltranziste. E il povero turista cosa deve chiedere, un arancino o un’arancina? In questo caso, adottate una soluzione salomonica: chiamateli arancine a ovest e arancini a est. Così nessuno si offenderà e voi gusterete uno dei sapori più tipicamente Sicilian style.
Fonte immagine: Flickr.com/photos/rohypnol
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