Il Borgo di Gratteri, il Cenobio di San Giorgio e la leggenda del Sacro Graal

Il borgo medievale di Gratteri oltre ad essere famoso per le sue bellezze paesaggistiche e culturali è conosciuto dai (molti) turisti che ogni anno lo visitano, anche per le molte leggende che si tramandano sulle sue terre, come quella legata al cenobio di San Giorgio e al Sacro Graal.

Cosa scopriremo:

 

Gratteri, l’Abbazia di San Giorgio e il Sacro Graal

Come si lega la storia del piccolo villaggio di Gratteri a quella del Sacro Graal?

Secondo un’antica leggenda una delle reliquie cristiane più cercate e desiderate al mondo, il calice che Gesù Cristo avrebbe utilizzato a tavola durante l’ultima cena (e in cui il Santo Giuseppe di Arimatea avrebbe riversato le gocce di sangue uscite dalle ferite inferte sul costato quando egli si trovava sulla croce), potrebbe essere sepolto a Gratteri, più precisamente presso l’antica Abbazia Normanna (cenobio) di San Giorgio, dove si ipotizza sia stato fondato il primo ordine cistercense del Regno di Sicilia.

Per alcuni lo stesso nome Gratteri di origine greca che potrebbe significare “coppa” o “cratere” (da qui il collegamento con il Sacro Graal) per via della particolare conformazione del territorio  in cui è inserito il paese che ricorda la forma di una coppa sospesa tra due speroni di montagna.

Presso l’Archivio di Stato di Palermo è stato ritrovato il vecchio timbro dell’Universitas terrae Gratterii (il termine deriva dal latino e sta ad indicare i comuni dell’Italia meridionale) raffigurante appunto un’aquila che tiene tra gli artigli un blasone con un calice.

 

La ricerca del tesoro

Si racconta che l’abbazia di San Giorgio in passato fosse abitata da alcuni monaci alchimisti che erano soliti praticare incantesimi rivolti per lo più alle donne del paese, le quali per proteggersi possedevano un gatto in casa e avevano imparato qualche formula magica che si tramandavano di generazione in generazione. Sembra che gli stessi monaci nascondessero un ricco tesoro tra le mura dell’Abbazia abbandonato lì quando una sera dovettero fuggire in fretta tra i boschi per salvarsi dall’ira dei mariti che volevano vendicare il disonore subito dalle loro mogli, le stesse che i monaci avevano preso di mira dagli incantesimi degli stessi monaci. Per proteggersi dai possibili attacchi di lupi e delle altre creature selvagge questi iniziarono a battere sopra dei tamburi, da quel momento si iniziò a credere che i boschi attorno Gratteri fossero abitati da strane creature magiche.

Tutto questo alimentò la curiosità di tanti avventurieri che nel corso dei secoli raggiunsero queste terre per scavare alla disperata ricerca del fantomatico tesoro, senza avere rispetto delle sepolture presenti molte delle quale sono state profanate. Tra questi anche Adolf Hitler si interessò alla leggenda del tesoro dell’Abbazia di San Giorgio e tentò anche lui di recuperarlo mandando alcuni dei suoi uomini a scavare ma invano.

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I Templari e i monaci cistercensi

Il legame tra il Graal e i monaci è dovuto al fatto che la nascita dello stesso ordine religioso cavalleresco dei Templari (XII secolo), difensori del cristianesimo custodi dei pellegrini (e della reliquia in questione), fosse stata ispirato proprio alla figura dei cistercensi. Questi nei loro viaggi hanno lasciato numerose incisioni di simboli alchemici all’interno dei luoghi che hanno visitato.

Alla fine del XX secolo alcuni abitanti del luogo, poco distante dall’Abbazia (di cui oggi rimangono solo i resti delle mura perimetrali), trovarono una lastra di pietra  scolpita raffigurante una salamandra (o un ipotetico drago) che avvolgeva tra le zampe un disco diviso in otto spicchi che si crede rappresentasse una croce ottagonale usata dai templari (simbolo dei Cavalieri di Malta).

Dagli scavi effettuati nel corso degli anni sono stati rinvenuti i resti di antiche incisioni ornamentali e parti di quelli che un tempo erano dei bei capitelli decorati.

L’Abbazia è stata dedicata a San Giorgio per via della battaglia di Cerami nel 1063 in cui i Normanni conquistarono l’isola e la sottrassero agli arabi, e vi portarono il culto di San Giorgio e San Michele Arcangelo(entrambi protettori dei Templari) accorsi in difesa dei vincitori in occasione di quella battaglia. Tutti e due i Santi venivano venerati in passato nel villaggio Gratteri, qui era presente una delle più antiche confraternite legate a San Michele Arcangelo.

Nel 1300 la chiesa di San Giorgio apparteneva ai Cavalieri di Malta (Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni) che assieme ai Templari custodivano le reliquie e i tesori provenienti da Gerusalemme e avevano il compito di assistere i pellegrini malati e i bisognosi che viaggiavano per la Terra Santa.

Risulta infatti che a Gratteri nel XVI secolo fosse presente un ricovero per i poveri pellegrini, inoltre la Chiesa del paese conserva moltissime preziose reliquie provenienti proprio dalla Terra Santa di cui:

  • Quattro spine della corona che Gesù indossava sulla croce voluta realizzare da Ponzio Pilato per umiliarlo;
  • Una scheggia della croce di Cristo;
  • Un brandello del velo della vergine Maria;
  • Un frammento del costato di San Giacomo Apostolo.

Le spine sono arrivate nella chiesa di San Michele a Gratteri grazie a Ruggero d’Altavilla conte di Sicilia che partecipò alle Crociate e donate alla chiesa di Cefalù. Le altre reliquie sono state in parte rubate dal Conte Antonio Ventimiglia per vendicarsi del Vescovo di Cefalù, mentre altre sarebbero state donate da Don Pietro Ventimiglia (barone di Gratteri nel XVI secolo) che le aveva ricevute a sua volta dal Vescovo di Cefalù Frate Francesco Gonzaga.

 

Scopri di più sulle bellezze offerte dal villaggio di Gratteri in questo nostro articolo: “Cosa visitare nell’antico Borgo Medievale di Gratteri nel Parco delle Madonie”.

 

Photo Credits:

Foto di Ddt85 da Wikimedia

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