Pubblicato il 05/06/2020 da Redazione
Queste cinque leggende della Sicilia sono delle storie uniche. Perché intrise di suggestioni, coraggio, magia. E quel pizzico di sfrontata irriverenza che non guasta mai. Per scoprire due degli aspetti più affascinanti dell’antica Trinacria: il folclore e la tradizione.
Colapesce era un bellissimo pescatore che viveva dalle parti di capo Peloro. La fama della sua bravura e delle sue gesta arrivò fino alle orecchie dell’imperatore Federico II, che soggiornò a Messina nel 1221.
L’imperatore, per metterlo alla prova, gli chiese di tuffarsi in mare per vedere su cosa poggiasse Messina. Colapesce lo fece e scoprì che Messina poggiava su tre colonne: una intera, una scheggiata e una rotta.
Per salvare la sua amata città e impedire che sprofondasse nel mare, Colapesce si sostituì alla colonna rotta.
Probabilmente, una delle più famose e struggenti leggende siciliane.
Polifemo, accecato da Ulisse, uscì dalla sua grotta ruggendo per il dolore. Sentiva solo la voce di Ulisse/Nessuno che lo scherniva mentre si allontanava sulla sua nave. Allora il ciclope, infuriato, cominciò a lanciare degli enormi macigni verso il mare, nella speranza di affondare Ulisse e tutta la sua ciurma.
Non vi riuscì. Ma nel golfo di Acitrezza, a poca distanza da Catania, ci sono i Faraglioni dei ciclopi: sarebbero i macigni che Polifemo scagliò verso la nave di Ulisse.
E i Faraglioni dei ciclopi sono uno dei luoghi dell’Odissea in Sicilia.
Eliodoro, fallito il suo proposito di diventare vescovo di Catania, per vendicarsi si dedicò alla magia.
Durante il suo vagabondare, incontrò uno stregone che gli consegnò un libro. Quel tomo gli permise di evocare il diavolo, che chiese all’uomo che cosa desiderasse. Eliodoro volle il potere.
Da allora, Eliodoro ne combinò di tutti i colori agli abitanti di Catania. Ma la più conosciuta riguarda a u Liotru, l’elefante simbolo di Catania che si trova in piazza Duomo.
Sembra che fu lo stesso Eliodoro a forgiarlo dalla lava dell’Etna. E sembra che lo cavalcasse mentre rendeva impossibile la vita degli abitanti di Catania.
Vuole la leggenda che, durante la notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre, le anime dei morti si risveglino e vaghino per la città di Palermo.
Vagano in cerca di dolciumi e regali da portare ai loro cari che si sono comportati bene durante l’anno.
Nel 1282, durante il Vespro siciliano, le truppe francesi di Carlo I d’Angiò assediavano Messina.
La notte dell’8 agosto, i francesi tentarono una sortita, sperando di cogliere i soldati nel sonno. Ma non avevano fatto i conti con le donne.
Donne che sorvegliavano le mura della città mentre i soldati riposavano. Dina e Clarenza si accorsero che il nemico arrivava, diedero l’allarme e cominciarono a respingere gli invasori lanciando loro contro quello che trovavano a portata di mano.
Tutta la città si unì alle due eroine. E respinsero gli invasori.
Dina e Clarenza sono immortalate nell’orologio astronomico, uno dei posti di Messina da vedere.
Fonte immagine: Di Luca Aless – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50501369
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